"Non ci date l'aula? Ce la costruiamo noi": blitz notturno dei collettivi all'Università di Torino

Una tensostruttura montata nel cortile del campus Einaudi per creare un’aula aperta a tutti. L’hanno costruita ieri notte gli studenti del collettivo universitario autonomo, segmento studentesco di Askatasuna: lo hanno fatto, dicono, perché “stanchi delle carenze strutturali di spazi”. Nella tenda ci sono tavoli e panche per studiare.“Essere studenti durante la pandemia - spiega ancora il Cua - ha significato, dapprima, inseguire i tempi e i malfunzionamenti della didattica a distanza che, nei fatti, ha ulteriormente ridotto gli spazi di discussione e scambio. Ora, con il graduale ritorno alla “normalità”, ci troviamo immersi in una realtà, se possibile, peggiore di quella pre-pandemia. Adesso essere studenti universitari significa passare la giornata in coda per un posto in biblioteca oppure seduti per terra a lezione. Significa dover consumare il proprio pasto all’aperto, con il freddo che inizia a farsi sentire, siccome in tutto il campus non c’è una lunch room, dal momento che l’accoppiata questura e rettore ha pensato bene di chiudere l’unico spazio (l’aula break occupata dopo il sequestro di un’altra aula, la C1, e sgomberata qualche settimana fa dalla Digos di Torino) che gli studenti avevano deciso di aprire per rispondere a questa esigenza”.
di Carlotta Rocci

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