10 minuti di letteratura con la Gazzetta: Un verso di Dante, l'urlo di Nembrotto

«Raphèl maì amècche zabì almi», l'urlo emesso da Nembrotto, ideatore della torre di Babele, nel XXXI canto dell'Inferno, è uno dei versi più strani della Commedia. In esso Dante spinge la sua creatività linguistica fino a inventare un frammento di un linguaggio «ch'a nullo è noto», come rivela Virgilio: si tratta della lingua risultata dalla confusione dell'ebraico primigenio a seguito della distruzione della torre, che condanna Nembrotto, suo unico parlante, all'eterna incomunicabilità. Daniele Baglioni è professore ordinario di Linguistica italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove è anche coordinatore del Dottorato in Italianistica. È membro del comitato editoriale degli “Studi linguistici italiani” e del comitato scientifico dei “Romanica Olomucensia”. Collabora con il "Lessico Etimologico Italiano" come revisore delle voci ed è autore del volume "L’etimologia" (Roma, Carocci, 2016).

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